Una finestra sulla storia. – episodio 04

Il periodo storico successivo alla Rivoluzione industriale vede la nascita di alcune correnti ed iniziative che traggono il proprio spirito dalla critica dei sistemi di progettazione e di produzione propri della metà dell’Ottocento. Alla meccanizzazione dei sistemi produttivi, che aveva creato una grande massa di proletariato urbano, ad una razionalizzazione ed una riduzione dei prezzi delle merci, l’architettura d’inizio Novecento contrapponeva l’idea dell’artigianato. Questo era ritenuto importante quanto la fase di ricerca che precede o accompagna quella progettuale, quindi sugli stessi binari dovevano correre abilità artistica ed abilità manuale.

In Germania nasce il Bauhaus, scuola di architettura che opera prima a Weimar tra il 1919 al 1925, a Dessau tra il 1925 ed il 1932, poi a Berlino tra il 1932 e il 1933. Fondata da Walter Gropius, la scuola si proponeva di affrontare i problemi della produzione del disegno industriale, sia nei suoi aspetti sociali, come ad esempio la perdita della qualità artigiana nella produzione massificata, che in quelli espressivi.

In Francia invece, grazie alla produzione di architetti come, in primis, Le Corbusier, poi Gae Aulenti e Richard Meier nella seconda metà del secolo, verranno fornite nuove interpretazioni degli spazi, delle facciate e conseguentemente delle superfici finestrate .
Le facciate si spogliano di ogni orpello, le finestre diventano essenziali e prive di decorazioni, si verifica un generale rifiuto nei confronti del passato e gli architetti percepiscono il proprio lavoro come tecnico prima che artistico.
Nel 1923 Le Corbusier pubblica uno dei più influenti libri d’architettura del Novecento, “Verso un’architettura”, all’interno del quale espone il proprio esplosivo manifesto: il rinnovamento nell’architettura può realizzare la giustizia sociale e quindi sostituire la rivoluzione politica.
Nel testo Le Corbusier enuncia tre dei cinque punti dell’architettura moderna, tutti basati sulla sostituzione dei muri portanti con uno scheletro in cemento armato: i pilotis (o pilastri), il tetto giardino e la Fenêtre en longueur, o finestra a nastro. Quest’ultima è un’altra grande invenzione permessa dal calcestruzzo armato, la facciata può essere tagliata in tutta la sua lunghezza e la finestra  ne occuperà la superficie rimasta vuota, permettendo una straordinaria illuminazione degli interni ed un contatto più diretto con l’esterno.


Un’ulteriore novità introdotta nella configurazione formale e funzionale delle finestre è quella delle schermature fisse, i brise-soleil a lame orizzontali o verticali in cemento armato. Lo stesso Ludwig Mies van der Rohe si avvale dei progressi della tecnica per gli aspetti progettuali e molta della sua produzione è caratterizzata dalle facciate continue in vetro e ferro.


In Italia, l’influenza del Movimento Moderno si manifesta prevalentemente nell’architettura razionalista. Nata tra gli anni venti e trenta del XX secolo, si caratterizza dalla presenza di ampie superfici vetrate, spesso quadrate, e dall’evidenza della struttura portante in cemento armato.
Con l’introduzione dello schema strutturale a travi e pilastri, in cemento armato o in acciaio, le chiusure esterne non hanno più funzione portante e la specchiatura delle finestre può occupare tutto lo spazio compreso tra un pilastro e l’altro.
L’industrializzazione della produzione del vetro e la climatizzazione attiva dell’ambiente interno permetteranno una libera progettazione delle superfici vetrate e la finestra si espande fino a diventare parete, dando origine alla facciata continua o curtain-wall. Questo sistema di facciata richiede un’intelaiatura di montanti e traverse su cui applicare i pannelli di vetro, generando così una maglia di ferro e vetro che diviene parte essenziale della composizione della facciata.
In questo senso trova giustificazione l’affermazione di Le Corbusier:
” Tutta la storia dell’architettura ruota esclusivamente attorno alle aperture nei muri”.

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