Il PVC, un materiale versatile ed eco-sostenibile.

RICICLAGGIO, RECUPERO E SMALTIMENTO DEL PVC.
Il dibattito sul PVC è stato molto intenso negli anni scorsi, e conserva tuttora una sua rilevanza. “Ambiente, Risorse Salute” ha trattato spesso questo tema, rifuggendo, come è sua strategia culturale, da ogni considerazione pregiudiziale sui pareri contrapposti e fondando le argomentazioni pro o contro solo su conoscenze scientifiche. Sulla base di questo principio di oggettività pubblichiamo un documento sul PVC che riteniamo di indubbio interesse.

Presenza di PVC nei rifiuti
Il PVC è impiegato principalmente per la realizzazione di manufatti con un ciclo di vita molto lungo. La maggior parte dei manufatti vinilici ha infatti una vita utile che supera i vent’anni. Circa l’11% della produzione annua di PVC è destinato a manufatti a vita breve e finisce, perciò, tra i rifiuti. A questo si aggiunge un altro 4%, derivante dalla dismissione di manufatti a lunga durata. La quantità totale dei rifiuti in PVC che deve essere smaltita ogni anno raggiunge dunque la quota del 15% del consumo annuale. Per questa ragione, il PVC è presente solo marginalmente sia nei rifiuti solidi urbani, (nella misura dello 0,5 – 0,7% in peso) che nei rifiuti speciali, categoria nella quale rientrano i residui provenienti dalle demolizioni e dai lavori di cantiere.
In Italia i polimeri riciclati, in massima parte come sfridi industriali, ammontano complessivamente a 714.500 tonnellate. Il PVC si colloca al terzo posto, in ordine di importanza, rappresentando circa il 15% del totale. La diffusione del riciclaggio del PVC dipende sostanzialmente dalla disponibilità del materiale, dal termine del suo ciclo di vita e, dunque, dall’efficacia dei sistemi di raccolta separata.
I circuiti di raccolta separata dei rifiuti in PVC
I manufatti in PVC presenti nei rifiuti domestici possono essere recuperati in modo separato se vengono fatti oggetto – insieme alle altre plastiche – di raccolta differenziata, da parte delle famiglie. Questo, sinora possibile soltanto per ciò che riguardava i contenitori per liquidi, dovrà presto interessare tutti gli imballaggi (quindi, per il PVC, anche blister e film, oltre alle bottiglie), grazie al recente recepimento della direttiva comunitaria in materia. La quantità di PVC ricuperabile mediante raccolta differenziata degli RSU rimarrà però modesta, proprio per la bassa incidenza degli imballi in PVC sul totale degli imballaggi e degli RSU. Un grande contributo potrà invece venire, in futuro, dall’ulteriore sviluppo di circuiti specifici di raccolta, quali quelli dei residui delle demolizioni e dei lavori di cantiere (cavi profili, infissi, tubazioni, ecc.). Produttori e trasformatori stanno infatti lavorando già da tempo alla definizione di accordi di programma per la raccolta separata dei manufatti in PVC.
Il riciclaggio
Il PVC è uno dei materiali plastici più facilmente riciclabili, dal punto di vista tecnico. La sua separazione dalle altre plastiche raccolte per via differenziata è estremamente facilitata dalla componente in cloro, che rappresenta un “marchio” e come tale viene riconosciuto dai detettori a raggi X utilizzati nei processi di selezione automatica.
Le operazioni di riciclo meccanico del PVC sono semplici e non causano alcun sostanziale impatto sull’ambiente. Una volta separato dai materiali diversi, il PVC viene lavato, depurato dalle eventuali tracce residue del contenuto, dalle contaminazioni con altri rifiuti e dai componenti in materiali diversi (quali, ad esempio, la carta delle etichette, le altre plastiche o il metallo dei tappi) e viene, infine, triturato in scaglie o micronizzato in polvere. A questo punto, il PVC riciclato è pronto per essere riutilizzato.
Il PVC riciclato conserva inalterate molte delle sue proprietà fisico-meccaniche ed è ampiamente utilizzabile, con ottimi risultati, anche nel caso in cui tracce di altri materiali plastici (quali, ad esempio, il PET) rimangano inglobate nel materiale. Il PVC rimane un materiale perfettamente stabile e inerte chimicamente, sicuro nella trasformazione e nell’utilizzo.
Per il PVC riciclato esiste un mercato con una domanda crescente, soprattutto nel settore dei manufatti rigidi. Esempi di applicazioni ce ne sono molti; si va dai tubi realizzati interamente in PVC riciclato a quelli multistrato (con lo strato principale – pari al 60% – in PVC riciclato), dagli accessori stampati ad iniezione ai profili formati, dai pavimenti ai maglioni, dalle calzature ai flaconi per prodotti non alimentari.
Il recupero energetico
I rifiuti in PVC che sfuggono ai circuiti di raccolta separata, finiscono negli impianti di termodistruzione, oppure in discarica.
Gli impianti di incenerimento dei rifiuti devono – sulla base delle nuove disposizioni normative nazionali -essere dotati di sistemi di recupero energetico. Devono, cioè, essere in grado di recuperare, sotto forma di energia termica o elettrica, il potere calorifico contenuto nei rifiuti. Questa opzione di recupero è ormai convenzionalmente definita “termovalorizzazione”.
Il contenuto energetico dei rifiuti è fondamentale al fine di ottimizzare il rendimento degli impianti di termovalorizzazione dei rifiuti. Più alto è il potere calorifico dei rifiuti e maggiore è la quantità di energia, termica o elettrica, che l’impianto può produrre.
Il PVC costituisce una piccola parte dei rifiuti domestici (meno dell’1%) ma contribuisce comunque all’apporto energetico, essendo il suo potere calorifico intermedio fra quello della carta e quello del legno.
Sicurezza nella combustione del PVC
Una delle principali accuse mosse al PVC è quella relativa alla possibile formazione di diossine durante il suo incenerimento, dovuta al contenuto in cloro del materiale. In realtà, è la combustione di sostanze organiche in presenza di cloro che può dar luogo a questi microinquinanti.
L’entità del fenomeno e la quantità di queste emissioni, però, sono strettamente legate alle condizioni di funzionamento dell’impianto di incenerimento e all’efficacia della sezione di trattamento dei fumi della combustione. Le diossine, infatti, si formano se la combustione di sostanze contenenti cloro viene effettuata a temperature basse, tra i 200 ed i 600°C.
Gli impianti moderni dì incenerimento di RSU, che effettuano la combustione a temperature non inferiori ai 950° e che sono provvisti di camera di post – combustione, sono in grado di assicurare livelli di emissione dei microinquinanti al di sotto dei limiti previsti dalla normativa.
In ogni caso, la formazione di diossine non dipende dalla presenza di PVC. Il tenore in cloro totale dei RSU è mediamente al di sotto dell’1% ed è addebitabile solo per il 35-45% al PVC, mentre per il 55-65% deriva dagli altri materiali contenenti sale o cloro quali, ad esempio, rifiuti organici, carta e legno.
Diversi studi (l’ultimo in ordine temporale è quello dell’American Society of Mechanical Engineers effettuato sulla base di ben 1.900 dati relativi a inceneritori domestici, industriali ed ospedalieri americani), volti a verificare l’esistenza di una correlazione tra presenza di PVC nei rifiuti e formazione di diossine, hanno dimostrato che al variare, anche consistente, della quantità di PVC nei rifiuti trattati, non vi sono variazioni nella quantità di diossina prodotta.
Per vie più dirette, il Prof. Rappe è giunto alla stessa conclusione positiva per il PVC. Assertore della teoria dei “precursori di diossine”, vale a dire dell’esistenza in una massa da bruciare di sostanze che per la loro struttura chimica hanno una predisposizione particolare a dar luogo a diossina, il Prof. Rappe afferma che il PVC è, come il sale da cucina, un precursore modestissimo.
Anche per ciò che concerne le emissioni di acido cloridrico, negli impianti moderni la quantità di HCI emessa è facilmente contenibile entro i 10 ppm prescritti dalle norme CEE. Negli inceneritori che utilizzano bicarbonato di sodio come agente di neutralizzazione degli acidi presenti nei fumi (una tecnica messa a punto da SOLVAY), nelle normali condizioni di esercizio dell’impianto è possibile rimanere al di sotto di 5ppm di HCl.
Lo smaltimento in discarica
“Il PVC non si deteriora e non inquinerà mai nè i vari strati del suolo, né lo strato freatico, come è spesso il caso con altri materiali.” Sono le parole dell’On. Ripa di Meana, in una dichiarazione fatta nel 1992 a nome della Commissione CEE.
Lo smaltimento in discarica del PVC non pone, infatti, problemi ambientali, grazie alla perfetta stabilità ed inerzia del materiale. Il PVC è, proprio per queste ragioni, spesso utilizzato come materiale di rivestimento delle discariche.
I batteri aerobici o anaerobici che si trovano nel terreno, mentre demoliscono, in genere completamente, i plastificanti contenuti nei manufatti in PVC flessibile, non attaccano il PVC, dato il suo elevato peso molecolare.
La presenza di cloruro di vinile registrata in diverse discariche è stata oggetto di numerose ricerche per spiegarne le origini. E’ stato accertato che i solventi clorurati, in particolare tri e percloroetilene, subiscono un attacco batterico in ambiente anaerobico che dà luogo a formazione di cloruro di vinile.
Non esistono a tutt’oggi studi pubblicati che dimostrino che il PVC subisca attacchi batterici, sia in condizioni aerobiche che anaerobiche.
Dall’esame di tubazioni interrate per oltre 50 anni, utilizzate per il convogliamento di acque reflue sia urbane che industriali, non si sono mai riscontrati attacchi batterici né all’interno né all’esterno delle pareti.
CONCLUSIONI
La società di oggi, complessa come tutte le società moderne ed industrializzate, produce problemi complessi, come quelli relativi all’impatto ambientale di processi e prodotti, problemi che richiedono risposte approfondite ed articolate. Ormai non è più possibile valutare con superficialità se un determinato processo produttivo sia da preferire ad un altro, un certo materiale ad un altro materiale. Oggi è necessario basarsi su tecniche comparative che prendono in esame ogni singolo aspetto di quel processo o prodotto ed effettuano valutazioni complessive del suo impatto ambientale. Quando sottoposto a questo tipo di analisi, il PVC risponde con performance solitamente migliori rispetto agli altri materiali. Ciò non significa, ovviamente, che il PVC sia un materiale che non incide in qualche misura sull’ambiente. Il PVC è un prodotto che ha, come tutti gli altri, un determinato impatto sull’ambiente, ma questo impatto è analogo, se non inferiore, a quello di molti altri materiali e attività produttive. Il PVC ha, invece, una caratteristica unica in più, rispetto a tanti prodotti: il benessere che il suo utilizzo ha procurato e continua a procurare a milioni di persone in tutto il mondo.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
A.A. Van Dooren, “PVC as pharmaceutical packaging material”, Pharmaceutisch Weekblad Scientific edition, 13(3)1991
APME (Association of Plastics Manufacturers in Europe), “Plastics consumption and recovery in Western Europe 1992”, Bruxelles, 1991.
APME (Association of Plastics Manufacturers in Europe) – PWMI (European Centre for Plastics in the Environment), “Weighing up the Environmental Balance”, Bruxelles, 1991.
Arbeitsgemeinschaft PVC und Umwelt e.V., “Iniziaùva di riciclaggio globale sull’esempio de/ PVC”.
Area Science Park, “Impiego ecologico del PVC nell’imballaggio di prodotti alimentari farmaceutici e cosmetici: sviluppi scientifici ed industriali”, Atti del convegno, Edizioni Studio Tesi, Trieste, 1993.
Centro di Informazione sul PVC, Dossier “La termovalorizzazione dei rifiuti solidi urbani: incidenza del FVC e sicurezza dei processi di combustione”,Milano, 1997.
C. Giordano, “Il PVC e l’acqua”, Convegno “Risorsa Acqua e gli insediamenti umani, prospettive future”, Bologna 1995.
C. Giordano, “Il comportamento al fuoco del PVC” Convegno SAlE ’96, Bologna, 1996.
Confederazione Britannica Materie Plastiche, “Cosa c’è da sapere sul PVC “, 1996.
ECPl (European Council for Plasticisers & Intermediates), “Medical applications of elasticised PVC’, Bruxelles.
ECVM (European Council of Vinyl Manufacturers), “ECVM lndustry Charter for the production of VCM and PVC”, ECVM, Bruxelles 1996
ECVM (European Council of Vinyl Manufacturers), “ECVM Policy on PVC Waste Management”, Belgio, 1996
ECVM (European Council of Vinyl Manufacturers), “On the environmental impact of the manufacture of PVC”, ECVM, Belgio, 1993
E. Delzell, J, Doull, J. Giesy, D. Mackay, I. Munro, G. Williams,
“Interpretative Review of the Potential Adverse Effects of
Chlorinated Organic Chemicals on Human Health and the
Environment – Vinyl Chloride (VCM) and Polyvinyl Chloride (PVC)
Report of an Expert Panel”, CanTox Inc., Ontario, 1993.
EVC ITALIA, “PVC produzione e mercati, sicurezza ed impatto ambientale”, EVC (European Vinyl Corporation) 1995.
EVC (European Vinyl Corporation), “Ecobalances. An objective basis for assessing the environmental impact of PVC and alternative products. An inventory of published studies”, 1992.
EVO (European Vinyls Corporation), “La parola ai fatti. Il PVC e l’ambiente”, 1994.
EVC (European Vinyls Corporation), “PVC cables. The specifier’s
choice.”, 1993; “PVC for Pipes. The specifier’s choice. Portable
Water Pipe”, 1995; “PVC for Pipes. The specifier’s choice. Gravity
Pipe”, 1996.
Gaetano Gianotti, “Il PVC materiale competitivo per l’edilizia”
Centro di Informazione sul PVC, Atti del Convegno al SAlE ’96 di
Bologna, 1996.
G. Benetta, P. Prando, “Il PVC – un materiale di elezione per il confezionamento di prodotti farmaceutici”, EVO ITALIA.
H.G. Baumgaertel, “PVC and the environment”, SOLVAY.
I. Boustead, “Eco-profiles of the European polymer industry.
Report 6: polyvinyl chloride”, APME (Association of Plastics
Manufacturers in Europe), 1994.
I Olorofili, “I dossiers Clorofili su Internet”, I Clorofili, Belgio 1997.
L. Simonato et al., “A collaborative study of cancer incidence and mortality among vinyl chloride workers”, Scandinavian Journal of Work, Environment & Health, 1991:17:159-69.
R. Doll, “Effects of exposure to vinyl chloride. An assessment of the evidence”, Scandinavian Journal of Work, Environment &
Health, 14 (1988) 61-78.
Solvay, “Ecobilanci a confronto per i materiali dei telai per finestre”, Rheinberg.
The British Plastics Federation, “Construction: the PVC option”, Londra, 1996.
The British Plastics Federation, “PVC in fires”, Londra.
The Swedish Environmental Protection Agency, “What needs to be done with PVC waste products. A report of a govemmental assignment”, Stockholm, 1996.
(F.:Centro Informazione sul PVC).

Condividi:Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on Google+Email this to someonePrint this page

Resta aggiornato:

Iscriviti alla newsletter di Schulz per ricevere sempre nuovi contenuti...