Una finestra sulla storia. – episodio 01

Origine e pratiche inusuali.

Ricercando le caratteristiche dell’elemento architettonico finestra, non possiamo prescindere dal pensare come, nella dimensione spaziale del mondo ed in quella temporale della storia, l’uomo e la società di cui è parte, abbia costantemente declinato le funzioni e l’estetica di questo elemento dell’abitazione. Conseguentemente non possiamo non far cenno all’antropologia visiva, a come l’uomo si esprima attraverso una molteplicità di codici comunicativi fondati su differenti modalità sensoriali. Tra queste, un ruolo di fondamentale importanza, è rivestito dal senso della vista.

 La finestra come componente della costruzione appare in tempi molto più recenti rispetto alla funzione che rivestiva nei rifugi della preistoria. Per molti secoli, la casa, non ha avuto lo stesso compito che siamo soliti attribuirgli. Archetipicamente la nostra casa è il grembo materno in cui si sviluppa il feto; così come gli animali scelgono come dimora nidi, tane sotterranee, l’incavo dei tronchi o le caverne, anche le prime case dell’uomo erano strutture intime e avvolgenti che rappresentavano in modo simbolico il ventre materno. Lo stesso significato che odiernamente cerchiamo di formulare sulla funzione della casa e sull’abitare, è costantemente messo alla prova dalle nostre condizioni di esistenza, le stesse che l’architetto, nella progettazione, cerca di far convivere con l’involucro edilizio.

Le prime abitazioni dell’uomo, le grotte, presentavano una sola apertura, la porta; questa svolgeva più funzioni:

illuminare, consentire all’aria di entrare all’interno e limitare quanto possibile l’accesso a fattori di pericolo esterni. 
Se ancora più in fondo vogliamo ricercarne il significato nelle forme preesistenti il pensiero, la porta può dirci di entrare dentro e nello stesso tempo può comunicarci un divieto di ingresso. La porta si trova a metà tra questa parte e l’altra, tra il noto e l’ignoto; nelle porte dei templi separa il sacro dal profano, nelle tombe egiziane permetteva il libero passaggio dell’anima.

Le prime forme architettoniche che compaiono nell’età preistorica sono le capanne. La costruzione di queste indica un traguardo della storia umana che è ancora oggi uno dei principali fattori di distinzione tra l’uomo e il mondo animale: la capacità di impiegare la pietra scheggiata come attrezzo da lavoro, di creare uno strumento affinché si raggiunga un determinato obiettivo. La capacità di fabbricare gli strumenti, non solo di utilizzarli. 
La capanna è uno di quegli elementi della storia dell’architettura che ci permette di contrarre il tempo allontanandoci contemporaneamente nello spazio: le capanne utilizzate nel paleolitico, diverse per forma e dimensione in relazione al luogo o alle modalità di utilizzo, possiamo ancora trovarle in tutti quei popoli nomadi che non hanno abbandonato la propria tipica forma di abitazione.

Capanne di fango sono tuttora edificate in Africa in forma di busti femminili, 
con porte che ricordano la fenditura della vagina. Il tepee, la tenda triangolare degli
indiani delle Grandi pianure, ha la base circolare, evocando l’alpha e l’omega della 
 vita che nasce dal ventre e i cicli eterni della natura. (Il Libro dei Simboli, riflessioni sulle immagini archetipiche, Taschen, 2011)

Le capanne del neolitico; capanne di tronchi nelle foreste, tende di pelli o scavate sotto terra nelle steppe con bassa vegetazione, capanne di frasche nelle zone di pianura, presentavano prevalentemente due aperture: l’accesso che garantiva la mobilità interno/esterno ed un’apertura sulla sommità che consentiva l’ingresso della luce e dell’aria.
É il processo di sedenterizzazione ad accompagnare l’evoluzione progettuale della finestra modernamente intesa. All’esigenza di ventilazione, di illuminazione e di copertura si aggiunge quella di proteggere dalle intrusioni, di isolare dall’eccessivo freddo o dall’eccessivo calore, di controllare l’illuminazione e la ventilazione secondo i propri desideri.
Sono questi i progressi che permetteranno la riflessione sui primi fattori della progettazione architettonica: inserire un’apertura in una struttura significa prevederla in fase di ideazione.

Prima di delineare le più importanti tappe percorse dalla finestra nella storia dell’architettura occidentale è opportuno focalizzare la nostra attenzione in quei contesti etnografici nei quali la funzione della finestra esula dalle nostre abituali interpretazioni.

Presso alcune popolazioni africane, le aperture presenti nella tradizionale capanna a terra non solo svolgono funzioni di accesso, ventilazione ed illuminazione; molto spesso sono parte di un più ampio insieme di simboli che esprimono in modo più o meno esplicito i contenuti che la stessa cultura vuole trasmettere. Il segno rappresenta un significato che presuppone un’interpretazione. L’interpretazione sarà più o meno acuta in relazione alla conoscenza della cultura che sostiene la simbologia che ci proponiamo di studiare. Non ci addentriamo nei problemi epistemologici dell’antropologia, ci annoieremo e perderemo il tema centrale della nostra discussione: la finestra. 
Come precedentemente accennato, il numero e la forma delle aperture presenti nelle capanne di alcune popolazione africane sono legati alla tradizionale simbologia animista che caratterizza la loro cultura. 
Ancora, presso l’etnia Lobi del Burkina Faso, sulle pareti delle costruzioni realizzate con terra e fango, sono praticate delle piccole aperture con diametro di circa 20 centimetri. 
I fori sulle pareti hanno uno scopo ben preciso: in culture dove molto spesso i matrimoni sono combinati dai genitori degli sposi, non è concesso alla ragazza o al ragazzo di ribellarsi, tuttavia è tollerato l’incontro tra promessi e futuri sposi, questi potranno comunicare attraverso tali aperture lontano da occhi indiscreti ed eventualmente rifiutarsi di compiere il matrimonio. 
Presso la stessa popolazione, in occasione di un lutto infantile vengono ugualmente praticati dei fori affinché, attraverso un opportuno rito di purificazione, lo spirito del bambino defunto possa durante la notte oltrepassarli e vegliare la mamma durante il sonno.
La più antica civiltà urbana fu quella dei Sumeri… 
Se vuoi continuare a conoscere le principali tappe dell’evoluzione della finestra nella storia dell’architettura, seguici nel prossimo articolo.

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